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"Il Castello di Gandalf"

Esplorazione in Adamello nell'a.d. 2015                         

di Amadio Paolo

 

E capita di percorrere stupiti da tanta maestria l’ungulatico sentiero che adorna una stretta cresta sormontata da splendidi esemplari di larici secolari che ben difficilmente vedranno mai i denti di una motosega. Per poi perderci fra i terribilmente rigogliosi tentacoli di un bosco di ontani. Fino ad affacciarci alla parete che avevamo posto al centro delle nostre attenzioni e dei nostri desideri e scoprirla quasi irraggiungibile sempre causa la selva di ramaglie che ci si para d’innanzi. Ok; per oggi visto gli orsacchiotti da 25 kg che ci tiriamo appresso (anche se la sensazione è quella che siano ogni tanto loro a portarci in giro visto quanto ci sballottano ….), credo possa bastare. Ritorniamo sulla cresta e l’occhio del Maestro, indubbiamente più raptico del mio quando si tratta di nuove linee, cade su una bella cima dall’altra parte della valle rispetto a dove siamo…. E le certezze progressivamente picconate e fattesi calcinacci giusto mezz’ora prima paiono ricostituirsi quasi d’incanto divenendo nuovamente granitiche cariatidi (ciumbia…)! L’animo dello scalatore di apertura è proprio mutevole come un mattutino refolo lacustre… Giù dalla cresta, su per la valle; con gli orsacchiotti appollaiati sulle nostre spalle che incominciano ad affondare gli artigli… Ore 12.00. Dopo aver girovagato indicativamente dalle ore 7.30, siamo finalmente sotto una vera parete. La roccia pare buona, la linea identificata interessante….mah….si vedrà.

L’esposizione Nord secca e gnecca ci ha messo per tutto il giorno su una bella graticola gelata facendoci rosolare mani e piedi. Ma almeno in discesa il sole ci colpisce in pieno e pare scioglierci. La parete, pur presentando due marcate cenge che incidono inevitabilmente sulla continuità della salita, presenta una roccia meravigliosa, una delle migliori in assoluto su cui, almeno in Adamello, ci sia mai capitato mettere le mani! Incredibilmente fessurata e tacchettata, nulla a che fare con le lavagne dei Coster su cui ci siamo lisciati i polpastrelli per un’estate intera. Qui la progressione ricorda in toto quella su calcare; per cui le scarpette da spalmo di cui siamo dotati non servono a un tubo; ma noi quelle avevamo oggi ed è stato gioco forza essercele fatte bastare! Tanto poi forse, visto il freddo, la differenza non sarebbe stata così eclatante. Quello che ci lasciamo alle spalle è una bella via, senza pretese visto anche le difficoltà propriamente classiche che mai superano il V; su roccia eccellente; il tutto immersi in un ambiente selvaggio ed al contempo bucolico con bellissimi scorci panoramici. E’ difficile pretendere di meglio.

Scendiamo il più velocemente possibile cercando di rintracciare gli ometti lasciati all’andata prima che arrivi notte visto che qui i sentieri incominciano ad essere un ricordo lontano e vago; poi le strisce alluminizzate lasciate sugli ontani ci evitano, almeno in parte, girovagazioni da ubriachi complici le fluttuanti luci delle pile frontali. Finalmente imbrocchiamo il sentiero che ci riporterà a valle, qui più marcato ma sempre ostico per le pietre bagnate e l’erba alta che obbliga ad atti di fiducia pedestre finché l’ennesimo non si traduce per me in una scivolata che si conclude con un bel risentimento alla coscia destra. Richiamo a suon di bestemmioni il compare che come solito macina la discesa quasi stesse scendendo le scale di casa a mezzogiorno cercando di convincerlo che se continueremo a rotolare così fino a valle ci arriverò sulle ginocchia. Poi finalmente ne usciamo dall’ostico bosco popolato da stridii rantolii e grida (streghe sicuramente, che qui pullulano); anche se troppo concentrato a non ruzzolare ogni tre passi per ascoltarli troppo. E luce fu. Ma che luce è?? Il rifugista del Premassone ci aspetta davanti a Malga Frino; era al corrente della nostra fuga nel selvatico mondo del Canale di Fossale ma non ci aveva scorto per tutto il giorno sulla parete inaccessa prescelta e ben visibile dal rifugio e rivelatasi per noi inaccessibile! E ci dà un iper gradito strappo mezzo Panda 4x4 (vecchio modello; il mito racchiuso in 4 lamiere) fino al suo prezioso e curatissimo ostello affinché noi si possa finire una giornata della nostre di fronte ad un fantasmagorico piatto di pizzoccheri con formaggio di malga + gnocchi alle erbette + eccellente birra alemanna di cui non ricordo il nome ma solo il sapore aspro e dolce ed il profumo d’erba falciata.

 

Val Malga, Canale di Fossale e Circolo del Marser; apertura della "Il Castello di Gandalf" all'Anticima N-O del Monte Marser o Pala del Ferro

20 settembre 2015