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Crescendo.....gerundio presente

un racconto di Francesco Rigosa "Allievo"

 

Giugno, fine delle scuola ed inizio della sessione di esami. Dopo una primavera burrascosa, caratterizzata da un elevato numero di assenze motivate da una voglia di alpinismo irrefrenabile è giunta l’ora della resa dei conti. Professori in fronte all’ Allievo! Non posso mancare all’appuntamento, dunque tra un tiro in falesia e l’altro trovo pure il tempo per studiare e correre, il tutto immancabilmente accompagnato da una voglia intensa di “lotta all’alpe”  che sale esponenzialmente rendendomi nervoso e affamato.

La pioggia delle prime settimane di giugno altro non fa che accrescere in me il bisogno psicofisico di camini, diedri e placche.

Il classico contatto telefonico serale con il “ mitico” Edo è diventato ormai uno sfogo per entrambi : “basta acqua , basta nuvole , a quando la via !? che via ? calcare o granito !?” un insieme di interrogativi apparentemente senza risposta.

Io continuo a scalare il pomeriggio in Falesia a Virle vecchia (posto nel quale si scala anche con leggera pioggia) e la sera ingaggiandomi  con Present Perfect  e Present Perfect Continuos mi domando: “ma  nell’inferno di Dante pioveva in maniera costante come da noi ora?” su un libro intitolato “Granito” consumo le mie ultime energie serali. 

Sabato 18 giugno finalmente finiscono gli esami e ritorna il Sole.

Mi trovo ancora in attesa dell’esito che arriverà il Lunedì seguente quando un messaggio intrigante mi giunge dal Mitico.

PINNACOLO DI MASLANA …. La via ? indovinala …

Corro a casa , apro il computer e cerco un sito che illustri le caratteristiche e le vie del posto in questione . Del Pinnacolo conosco poco , una relazione scritta da S. de Toni riguardo ad un misterioso Shampoo  mi aveva incuriosito  non poco , incuriosito e intimorito. Leggendo l’elenco delle vie mi cade l’occhio su un nome bizzarro : “20 anni di Sfiga ”. Alessandro Gogna , Andrea Savonitto, Giovanni Rosti e Claudio Persico aprono nel 1982 suddetta via. Perfetto stile anni 80. Fessure, camini, poche protezioni e tanto “Pathos”;  una esame che da buon Allievo devo sostenere.

Invio un messaggio ad Edo appena spento il Pc:

“Mitico .. senza dubbio 20 anni di Sfiga ”. Immediata  fu la sua risposta:

“perfetta intesa Mitico... si parte lunedì mattina, ti aspetto domenica sera da Me..”

Il danno è fatto. Improvvisamente un pensiero mi martella il cervello, riuscirò a scalare con tranquillità pur non sapendo l’esito degli esami? La mia voglia e il mio orgoglio rispondono per me! Ma certo Allievo.

Domenica Sera, il lento treno mi permette come sempre di assaporare il “viaggio” pensare e riflettere su chi sono, dalle cuffie del mio mp3 esce un De Andrè che si mischia quasi in poesia ad un tramonto sull’Adami, ancora non so cosa per me diventerà quella montagna, quanto potrò crescere grazie a lei, in quel momento rimane un punto  nero indefinito nell’orizzonte dei miei pensieri.

Arrivo a Edolo, una C3 mi recupera in stazione e come in ogni vigilia alpinistica io ed Edo ci dirigiamo da “Pio e Jonny”. Pizza e birra affievoliscono ogni tensione e dubbio.

Il mitico , durante la cena,  mi avverte che l’indomani il “ballo” sul Pinnacolo sarà a tre, a noi si aggiunge un amico comune, Oscar, forte scalatore camuno.

Un soprannome assai concreto fa di questo “amico” il pezzo di puzzle mancate al completamento del primo atto. Oscar detto “ Il Pinza”.

Domenica ore 6 ritrovo al solito Bar, colazione , benzina cambio vettura e nuovamente  immersi nel viaggio. Che sia il viaggio e non il fine il fulcro del nostro giuoco?

Entriamo in terra Bergamasca, un clima perfetto ci accompagna nell’avvicinamento, prati e boschi soffocano il Pinnacolo, non ne  permettono la sua contemplazione.

L’Allievo affamato di roccia non bada al sentiero, ma punta al Pinnacolo. Errata corrige Edo. Il Mitico mi consiglia di prestare attenzione non solo nella scalata ma anche nel contorno di questa. Fra una battuta e l’altra, il sentiero sempre meno pianeggiante ci porta a godere delle vista dell’obelisco di roccia sul quale ci “esibiremo” nel nostro personal spettacolo. Si erge dignitoso davanti a noi. Ci osserva .

Ci avviciniamo sempre di più , vicini a tal punto da non distinguerne più i salienti tratti .

Si attacca. La via presenta nove lunghezze di corda, ne condurremo tre a testa. La sorte ne decide la sequenza . Oscar – Edo – Allievo .

Placca sensazionale iniziale, ogni singolo granello di roccia viene sensibilmente percepito dai nostri piedi, le mani si muovono come note in una sinfonia segreta, mi sento bene, in armonia con me stesso, scalo come piace a me!

I  primi tre tiri sono un piacevole antipasto, goloso, altro non fa che innalzare la voglia di vedere e gustare la seguente portata .

È cosa strana, ma gradita, scalare a fianco del Mitico. Danza davvero bene, ottimo attore, su ottimo palcoscenico.

Oscar finisce il suo atto, tocca ora ad Edo condurre la cordata. I successivi tre tiri, seppur non difficili, si fanno giustamente meno disponibili nei nostri confronti, rendendoci in questo modo più concentrati ed ingaggiati .

Il sesto tiro, davvero interessante e particolare, superato con relativa facilità,  mi gonfia un po’ l’ego, non che sia male in una via come questa  mi sussurro . Ti sbagli Allievo. Settima – Ottava – Nona lunghezza . Si apre il sipario. Parto deciso in un tiro divertente e non difficile, il quale mi catapulta in una nicchia erbosa, sopra la mia testa si erge il famoso camino parzialmente improteggibile. Recupero i due mie compagni, i quali, giunti in sosta alzando lo sguardo sghignazzano! Nel frattempo ricevo una telefonata da mio padre. Promosso. Essia. Esaltato parto. Un tiro interminabile con discreto attrito di corda mi porta ad una cengia, Eden per i miei occhi, la relazione parlava di cordino incastrato fra due sassi e così fu. Collego la sosta ad una pianta nelle vicinanze e con discreta goduria recupero i miei compagni . Sono Fiero di me ed esaltato. So  però che il tiro chiave sarà l’ultimo, il prossimo. Camino, uscita speleo, fessura, placca e vetta .

La corda è dura, i miei compagni salgono godendosi il tiro, lungo intenso e profondamente spaziale. Arrivano entrambi, l’Oscar con il casco in semi caduta sopra la testa, sguardo da combat fiero di se, seguito da un Edo che innegabilmente nasconde un ghigno di soddisfazione. E’ felice che il suo Allievo abbia superato la prova ed un poco triste poiché quel genere di lunghezze sono le sue predilette. Mi dicono unanimemente: “Complimenti al primo!”

Vada Allievo, mi sussurrano e mi sussurro....

Parto per la lunghezza chiave. Da subito sbaglio impostazione, parto galvanizzato, troppo galvanizzato, ci tengo alla libera e in testa ho solo quel pensiero. Fatico assai per rinviare il primo chiodo, passo banale da me complicato oltre modo, rimonto sopra al camino e  mi trovo alla base della lama – fessura. Riprendo fiato ed inserisco subito un friend. Sono affaticato, i piedi mi fanno male e nella mia testa aleggia il presentimento  negativo che dovrò staffare.... la fretta mi ha spompato parecchio  poco fa ed ora ne pagherò  le conseguenze. Provo, non passo, scendo arrampicando per qualche passo, stessa sequenza per cinque ? Forse sei? Tentativi. Nulla .

Inserisco nuovamente un amico, lo utilizzo per una triste arrampicata artificiale che mi catapulta con un profondo senso di amarezza sullo spigolo finale. Cima.

Recupero i miei compagni che salgono senza particolari problemi in libera. Allievo perché? Perché hai salito in scioltezza il precedente tiro? perché hai complicato in modo esorbitante quest’ultimo, ben più banale?  mi dicono e mi dico!  Mentre gettiamo la prima doppia la mia cera parla da se. Deluso.

Rientriamo di corsa alla macchina, un lento treno che mi riporta in Brescia partirà fra circa un ora e noi siamo ancora sul Pinnacolo .

A Freddo: L’esperienza descritta  è stata per me la scoperta di un orizzonte nuovo . Un orizzonte fondamentale. La mente. Il fisico, anche se allenato con precisione matematica, faticherà assai a lavorare al cento per cento senza l’ausilio della nostra cara amica mentis, la quale se ignorata sghignazzerà osservandoci!

Sceso dal Pinnacolo mi sono sentito maturato, ho imparato a mie spese che il troppo euforismo è un deficit ed  ho imparato a controllare maggiormente i miei sentimenti sia postivi che negativi. Dopo quell’esperienza ho avuto grosse soddisfazioni su fronte psico-fisico  in valli come Mello e Salarno. 

Annovero quanto scritto nel grosso almanacco posto sul mio comodino con titolo “Iter senza fine”

Francesco. Allievo.