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- Parte Introduttiva  -

2. INTRODUZIONE

 

PRECISAZIONE: In questo sito troverete due tipi di relazioni; quelle raccolte con una paziente opera di ricerca bibliografica (annuari delle sezioni, riviste di alpinismo, ecc.) e tramite fonti di prima mano (libri delle ascensioni dei rifugi e dei bivacchi, collaborazioni dirette dei primi apritori o dei ripetitori) e quelle redatte direttamente dai collaboratori in via continuativa del sito; collaboratori che ci si augura possano essere  sempre più numerosi in futuro. I requisiti di seguito dettati sono da riferirsi in via esclusiva a queste ultime.

 

L’obiettivo di questa raccolta è dichiaratamente quello di rendere facilmente accessibile a chiunque una serie di relazioni del gigante retico caratterizzate da alcuni imprescindibili parametri purtroppo, per esperienza diretta, generalmente ben difficilmente contemporaneamente riscontrabili; nello specifico:

 

1° parametro: rigore espositivo; si è partiti dal presupposto basilare che una relazione ampia, al limite prolissa, è meglio di una relazione molto succinta, al limite incomprensibile;

 

2° parametro: completezza; sembra ormai vezzo ampiamente diffuso quello di fornire relazioni che seppur dettagliate e comprensibili nella parte tecnica sorvolano tranquillamente su come si faccia ad arrivare alla base della parete, su come si trovi l’attacco su un muro ampio un chilometro e soprattutto su come si faccia a ritornare a casa visto che riguardo all’ottava arte (l’arrampicata o in genere l’alpinismo) noi la si pensi come il saggio (e non a caso giunto alla vecchiaia) Sir Edmund Hillary (“Down to the bottom is an important part too!” – tornare indietro è una parte anch’essa importante della faccenda……). Per cui facile, anzi, possibilmente, elementare identificazione dell’attacco! Ne consegue che se siete di quelli a cui piace cercare la via per ore fino a farsi indolenzire le cervicali e cavarsi gli occhi alla ricerca del ciodo vecio rusinento o del cordin marso marsento a venti metri da terra e ritenete la questione elemento imprescindibile della magica indeterminatezza del gioco alpinistico, allora questo non è il vostro sito. Per quanto concerne poi scendere, si è cercato di dare delle indicazioni le più precise possibili partendo sempre dal presupposto che non sempre si scende freschi e riposati, baciati dal sole e con una visibilità oceanica; talvolta si può essere cotti come pere, magari si intoppa nel buio oppure c’è una bella nebbiola bassopadana e pioviggina pure….per cui si parte dal presupposto che è soprattutto in situazioni di tal fatta che una relazione completa anche alla voce “discesa” possa far piacere!

 

3° parametro: uniformità; qui la faccenda si complica un poco; le migliori guide di arrampicata sono sempre quelle dove l’autore si è fatto tutte le vie dalla prima all’ultima; guarda caso si tratta generalmente di guide alpine! Per cui chi di lavoro fa altro e dispone di qualcosa di meno di 365 giorni all’anno da dedicare alla montagna, è ben difficile che riesca a percorrere in uno o due anni, diciamo, 200 vie di un massiccio come l’Adamello peraltro non proprio baciato da clima mediterraneo o lacustre (nelle stagioni estive 2006 e 2007 poi…..). Le alternative erano due: la prima costruire progressivamente un data base di relazioni iniziando dalle vie già percorse con l’obiettivo di una progressiva implementazione ovviamente, purtroppo, da estendersi immancabilmente ad un orizzonte temporale di anni….a meno di vincite milionarie o repentini mutamenti dello stile di vita degli autori (donazioni accettansi). La seconda idea consisteva nel basarsi anche su relazioni altrui inserendole nella raccolta allorché sembianti ben fatte e complete. Per ora (la virtù sta nel mezzo, dicevano....) si è scelto un percorso ibrido : accanto alle relazioni riportanti il logo del sito, tutte ripetute dagli autori, sono state incluse le relazioni via via raccolte da diverse fonti in modo da ampliare notevolmente le capacità informative del sito. Non si può escludere che in futuro l’evoluzione del medesimo possa permettere contributi di altri appassionati nel rispetto di alcune dettate regole in modo da attribuire a tutte le relazioni recanti il logo adamellothehumantouch una certa dote di affidabilità. Sinceramente è qualcosa che ci si augura ma è al di là da venire.

 

4° parametro: disponibilità; si è deciso di mettere a disposizione dei visitatori sia le relazioni propriamente dette sia le parti introduttive nonché diverse fotografie; è ovvio che la normativa vigente tutela (o dovrebbe…) tutto ciò che è contenuto in questo sito da una diffusione che esuli la “dose arrampicatoria individuale”! Per cui se scopriremo che qualcuno (casa editrice o altro) ha messo insieme tutto quanto facendone un libercolo o altro tipo di pubblicazione senza il nostro assenso, ci si muoverà ovviamente con l’obiettivo di tutelare sia il nostro lavoro che lo spirito di fondo di tutta l’opera che è quello di una disponibilità gratuita e disinteressata di informazioni alpinistiche caratterizzate, nel limite del possibile, da uno standing elevato di rigorosità ed affidabilità.

 

In definitiva auguriamo a tutti coloro che scorreranno queste pagine di trovare lo spunto per visitare questo angolo magnifico delle Alpi Centrali finora in molti casi noto solo ad afascinados locali. Forse in questo modo finiremo col tirarci addosso gli strali di coloro che vorrebbero continuare a fare delle valli adamelline un luogo riservato a pochi conoscitori. Il rischio di una super frequentazione riteniamo comunque sia lontano; in Adamello gli avvicinamenti sono quasi sempre senza sconti ed un paio di orette di marcia se non tre vi sono quasi sempre; per cui molti degli angoli descritti continueranno ad essere refrattari alla mondanità arrampicatoria, luoghi forse non per pochissimi ma sicuramente non per molti; le recenti tendenze tendono a sublimare l’arrampicata e ad accantonare le faticose marce di avvicinamento. Tendenza ovvia; là dove la difficoltà cresce anche il paio di etti in più del polpaccio da escursionista incide!

Ai visitatori la scelta dell’itinerario più consono alle proprie convinzioni e preferenze arrampicatorie ed un giudizio che ci auguriamo magnanimo sul lavoro fatto. Buon divertimento!

 

3. STRUTTURA DELLA RACCOLTA

 

Nello specifico sono stati identificati tre fondamentali livelli di ordinamento di seguito descritti.

 

3.1. Massicci Montuosi

 

E' il livello base ed identifica i diversi gruppi trattati; attualmente l'unico parzialmente trattato è quello dell'Adamello costituendo il medesimo l'area di riferimento della raccolta. Sono state inserite altre aree e l'obiettivo è di aggiungerne progressivamente.

 

3.2. Aree

 

Con riferimento al massiccio retico, le zone identificate coincidono talvolta con la classificazione della "Guida dei Monti d’Italia” del C.A.I. – T.C.I..; in altri casi si tratta di aree trattate al di fuori di tale classificazione.

 

3.3. Siti

 

Sono le diverse e specifiche strutture arrampicabili caratteristiche di una determinata area.

 

3.4. Relazioni

 

Hanno rappresentato fin dalla formulazione ideale di questa raccolta l’obiettivo principale. Ci si è voluti discostare nettamente da una tendenza progressivamente consolidatasi negli ultimi anni di ricorrere a schizzi in sostituzione della classiche relazioni discorsive. Scelta che ha ovviamente inciso non poco sull’impegno complessivo visto che tracciare con programmi informatici una linea con simbologia ricorrente è indubbiamente meno complesso che procedere ad una descrizione lunghezza per lunghezza di un itinerario. Questo inciderà forse sulla “magica indeterminatezza” che è parte integrante dell’arrampicata. Ci si augura comunque che l’obiettivo della raccolta, già ampiamente presentato nell'ambito del paragrafo 2 di questa parte introduttiva, sia stato almeno parzialmente raggiunto.

 

3.4.1. Classificazione degli itinerari: “Long Climb” e “Short Climb”

 

Si premette che la classificazione sopra introdotta non è rigida: indicativamente per “Short Climb” si intende una linea tracciata nelle vicinanze di un punto di appoggio, sia esso Rifugio o assimilabile; l’approccio non comporta un impegno superiore all’ora o il superamento di tratti difficoltosi. L’attrezzatura è solitamente ottima assimilabile (il che non significa uguale!) a quella riscontrabile in falesia. Il rientro avviene in doppia lungo l’itinerario o a piedi per facili percorsi. Lo sviluppo è contenuto e di solito non superiore ai 150 metri. Nel complesso si tratta di ascensioni affrontabili in giornata e senza eccessivo impegno. Per ascensioni di tipo “Long Climb” ci si riferisce invece a tutte le linee di lunghezza superiore ai 150/200 metri e che presentano parametri in eccesso rispetto a quelli sopra menzionati.

 

3.4.2. Struttura delle relazioni: itinerari di tipo “Long Climb”

 

ALPI RETICHE

MASSICCIO DELL’ADAMELLO

CATENA DEL MILLER

PRIMA TORRE DEL MILLER o TORRE MOZZA m 3.050 c. (1)

Parete Sud-Ovest (2) - “Prigionieri del sogno” (3)

 

(4)

Bellezza dell’itinerario:    J J J J J

Bellezza ambientale:        J J J J J 

Facilità di accesso:           J J J

Attrezzatura:                     J J J J

 

RELAZIONE

 

(5) Primi salitori: Paolo Amadio, Marco Degiovannini, Merigo Pietro (…)

(6) Sviluppo: 300 m; 9 lunghezze + 1 iniziale eventuale

(7)Valutazione estesa: 6b (6a obbl.),S2, II

(8) Difficoltà d’Insieme: TD+

(9) Roccia: «««««

(10) Giudizio: bellissima ascensione in ambiente grandioso e solitario (…)

(11) Soste: soste eccellenti (…)

(12) Materiale: N.E.A.; 12 rinvii; serie completa di friends (…)

(13) Attrezzatura: in via sono presenti (…)

(14) Esposizione: SO

(15) Periodo: da metà luglio a metà settembre; sconsigliata ad inizio stagione (…)

(16) Avvicinamento: ore 1,30 dal Rifugio Miller

(17) Tempo di salita: ore 3,30

(18) Tempo di discesa: ore 1,30

(19) Tipo di itinerario: misto

(20) Relazione: Amadio P., Degiovannini M.; 22 agosto 2006

(21) Attacco: l’attacco risulta ampiamente influenzato a seconda del periodo (…)

(22) Nota: Sulla L9 che tocca la sommità della 1^ Torre (…)

(23) Itinerario:

L0: Consigliabile in caso di nevaio basale ancora ampio; risalire per facili risalti ad una cengia ben visibile (…)

L1: Aggirato il nevaio sulla destra per facili gradoni (…)

L2: (…)

(24) Discesa: In doppia lungo l’itinerario di salita (…)

 

 

(1) Nome della montagna

 

(2) Versante asceso

 

(3) Nome dell’itinerario

 

(3) Giudizio sintetico introduttivo degli itinerari

 

Tutte le relazioni sono corredate da un giudizio sintetico articolato su quattro livelli la cui soggettività è ovvia ma la cui lettura dovrebbe consentire una maggiore facilità di scelta dell’itinerario al di là della difficoltà pura del medesimo o della lunghezza. I criteri adottati sono i seguenti:

 

(3.1.) Facilità di accesso:

 

J J J J J                 approccio elementare ed in prossimità del rifugio o bivacco (max 0,30 ore)

J J J J                     approccio facile a breve distanza dal rifugio (max 1 ora)

J J J                         approccio abbastanza lungo ma senza difficoltà

J J                             approccio lungo e con qualche difficoltà

J                                 approccio lungo e con difficoltà tecniche

 

 (3.2.) Bellezza ambientale:

 

J J J J J                 itinerario in ambiente selvaggio ed intatto panoramicamente stupendo

J J J J                     itinerario in ambiente molto bello con ampie vedute

J J J                         itinerario in ambiente interessante e panoramicamente discreto

J J                             itinerario in ambiente abbastanza interessante con vedute panoramiche limitate

J                                 itinerario in ambiente poco interessante e generalmente scarsamente panoramico

 

 (3.3.) Bellezza arrampicatoria:

 

J J J J J                 via molto bella

J J J J                     via decisamente interessante

J J J                         via di buon interesse

J J                             via di discreto interesse

J                                 via di limitato interesse

 

 (3.4.) Attrezzatura:

 

J J J J J                 eccellente; integrazioni non necessarie

J J J J                     ottima; integrazioni non strettamente necessarie

J J J                         buona; integrazioni necessarie

J J                             discreta/sufficiente; integrazioni ampiamente necessarie

J                                 insufficiente; integrazioni indispensabili

 

(5) Primi salitori

 

Si fa riferimento, quando il dato è noto, ai primi salitori dell’itinerario con indicazione della data o delle date di apertura.

 

(6) Sviluppo

 

Si è privilegiato tale dato ritenendolo più significativo di quello relativo al dislivello in quanto facente riferimento alla distanza effettivamente da percorrersi da parte della cordata al di là dell’entità relativa del dislivello visto che i due dati possono talvolta anche fortemente divergere in relazione alle caratteristiche del terreno percorso.

 

(7) Valutazione estesa

 

Recenti pubblicazioni nell’ambito della saggistica relazionale specialistica hanno introdotto, nella valutazione delle difficoltà di un itinerario arrampicatorio, nuove metodologie. L’obiettivo è quello di fornire contemporaneamente in un’unica e breve successione di dati un metro di valutazione più ampio che vada la di là della mera enunciazione della difficoltà complessiva finora in uso (vedasi paragrafo successivo). Visto la sempre maggiore diffusione di tale modalità di analisi, si è ritenuto necessario fornire una “Valutazione estesa” quale parte integrante delle relazioni contenute in questa raccolta. Nello specifico tale valutazione si articola in tre parametri:

 

(7.1.) 1° parametro: Difficoltà tecnica massima dell’itinerario e difficoltà tecnica massima obbligatoria

 

Data per assodato una conoscenza di massima della complementarietà ed equivalenza della scala tradizionale U.I.A.A. con la moderna scala francese, scale di cui si riporta comunque di seguito una tabella comparativa, nella presente raccolta si è provveduto ad utilizzarle entrambe con un criterio da demandarsi essenzialmente alla tipologia di salita: è stata preferibilmente utilizzata la scala U.I.A.A. per gli itinerari classici mentre è stata preferita la scala francese per quelli moderni.

 

SCALA U.I.A.A.                        SCALA FRANCESE

I                                              1a

I+                                            1b

II-                                            1c

II+                                           2a

III-                                           2b

III                                            2c

III+                                          3a

IV-                                           3b

IV                                            3c

IV+                                          4a

V-                                            4b

V                                             4c

V+                                           5a

VI-                                           5b

VI                                            5c

VI+                                          6a

VII-                                          6a+

VII                                           6b

VII+                                         6b+

VIII-                                         6c/6c+

VIII                                          7a

VIII+                                        7a+

IX-                                           7b

IX                                            7b+/7c

IX+                                          7c+

X-                                            8a

X                                             8a+

X+                                           8b

XI-                                           8b+/8c

XI                                            8c+/9a

XI+                                          9a

XII-                                          9a+/9b

XII                                           9b

 

Per gli itinerari moderni viene sempre data anche una indicazione delle difficoltà obbligatorie intese come le massime necessariamente da affrontarsi con l’utilizzo delle attrezzature in essere; il che significa ovviamente che il ricorso a chiodatura aggiuntiva implica automaticamente una contrazione di tale “obbligatorietà”.

 

(7.2.) 2° parametro: Fattore di rischio

 

E’ un parametro che fa riferimento essenzialmente alla possibilità della cordata di procedere in sicurezza in relazione alla quantità e alla qualità delle protezioni già esistenti in loco e alla facilità o meno di procedere ad integrazioni delle medesime. Il requisito della proteggibilità fa riferimento sicuramente all’innegabile tendenza a privilegiare itinerari dove le sicurezze esistenti o quelle apponibili dalla cordata siano tali da configurare livelli di rischio complessivamente accettabili; retaggio dell’arrampicata sportiva portata sulle pareti o tendenza involutiva dell’alpinismo questo è un tema la cui discettazione non compete a tale parte introduttiva ed in generale a queste pagine! Nella presente raccolta viene utilizzata la seguente scala con ricorso alla lettera “R” quando è in considerazione un itinerario con chiodatura tradizionale, alla lettera “S” se la chiodatura è a spit o alla “F” se a fix cioè con il ricorso a chiodatura che ha comportato la pre-foratura della roccia sia con mezzi meccanici (leggasi trapano) che manuali (leggasi pianta spit/fix). Tutte le gradazioni possono essere accompagnata da un “+” che pur sancendo un inasprimento del livello di problematicità del percorso non ne sancisce il passaggio al livello superiore. Nello specifico le scale di valutazione comunemente adottate sono le seguenti:

 

R1 : protezione sempre facilmente realizzabile con presenza di numerosi e ottimi punti di ancoraggio; la caduta massima teorica è di qualche metro ed il volo non dovrebbe comportare di massima nessun danno rilevante.

R2: proteggibilità che si mantiene elevata con punti di ancoraggio sempre ottimi anche se più radi; vi sono dei tratti da superarsi obbligatoriamente fra una protezione e l’altra; anche in questo caso il volo non dovrebbe superare qualche metro o comportare conseguenze.

R3: la proteggibilità incomincia a scendere significativamente; talvolta nelle lunghezza le sicurezze sono poco affidabili ed aleatorie; lunghi tratti non proteggibili (anche 6/7 metri) e volo che potrebbe comportare un infortunio.

R4: la difficoltà di usufruire di protezioni adeguate scende sensibilmente; talvolta è necessario affidarsi ad ancoraggi che terrebbero solo un volo di piccola entità e superare sezioni anche di 8/10 metri senza adeguate protezioni; la probabilità di andare incontro ad un infortunio in caso di volo è alta.

R5: le protezioni divengono scarse o inaffidabili con lunghi tratti obbligatori (12/15 metri); un volo comporterebbe quasi con certezza un infortunio.

R6: la proteggibilità diviene insignificante con protezioni di fatto inesistenti o inaffidabili; una caduta può comportare danni letali.

 

S1: spittatura ravvicinata da falesia od assimilabile; generalmente non superiore ai 3/4 metri; un eventuale volo è breve e non dovrebbe assolutamente comportare conseguenze.

S2: spittatura più rarefatta ma non superiore ai 5/6 metri; tratti obbligatori; anche in questo caso il volo di lunghezza massima teorica non è superiore ai 10 metri e non dovrebbe comportare conseguenze.

S3: la spittatura diviene più rarefatta con distanza anche superiore ai 5/6 metri e la progressione comporta quasi sempre passaggi obbligatori; il volo può comportare conseguenze.

S4: la spittatura diviene decisamente distanziata (7 metri ed oltre); il volo ha un’alta probabilità di comportare un infortunio.

S5: spittatura oltre i 10 metri con caduta quasi sicuramente destinata a provocare un infortunio.

S6: spittatura molto rarefatta o solo parziale anche oltre i 20 metri; la caduta può avere effetti letali.

  

F1: stessa metodologia di valutazione del livello S1 ma con un fattore di resistenza dell’ancoraggio alla sollecitazione in caso di volo superiore in relazione alle caratteristiche specifiche dei fix (fattore di tenuta al taglio e all’estrazione significativamente superiori già con fix da 8 mm; molto superiori con fix da 10 mm); ne deriva un livello di sicurezza complessivo marcatamente più elevato a parità di numero e frequenza degli ancoraggi.

F2: come per il livello S2 con le specifiche riportate per il livello F1

F3: come per il livello S3 con le specifiche riportate per il livello F1

F4: come per il livello S4 con le specifiche riportate per il livello F1

F5: come per il livello S5 con le specifiche riportate per il livello F1

F6: come per il livello S6 con le specifiche riportate per il livello F1

 

(7.3.) 3° parametro: Impegno globale

 

E’ il terzo componente del giudizio di “Valutazione estesa” e ed è forse il più significativo in termini di innovazione. Fa riferimento essenzialmente a tutti quegli elementi che risultano esterni alla difficoltà pura della progressione arrampicatoria ma che vengono inevitabilmente ad incidere sulla difficoltà propriamente complessiva della salita; si fa riferimento cioè alla lunghezza dell’approccio, ad eventuali difficoltà che il medesimo può comportare, alla severità o amenità dell’ambiente circostante ed al suo conseguente ed innegabile peso psicologico con riferimento anche ad un eventuale ripiego per maltempo o problematiche diverse. Per indicare i diversi livelli dell’Impegno globale si ricorre alla numerazione romana da I a VII. Nello specifico:

 

I: itinerario breve, generalmente inferiore ai 200 metri di sviluppo;  approccio contenuto nell’ora di cammino; vicino vi sono di punti di appoggio od osservazione (rifugio o strada frequentemente transitata) dai quali la parete rimane ben visibile; la ritirata non comporta problemi (è generalmente possibile ritornare lungo la via); l’ambiente è ameno e rilassante; discesa semplice e veloce.

II: la via diviene di diverse lunghezze; ha uno sviluppo generalmente superiore ai 200 metri; comporta anche un avvicinamento non indifferente (1,30 / 2,00 ore); la parete non è facilmente osservabile dal rifugio o dal fondovalle; l’ambiente si fa più severo; è sempre possibile scendere senza problemi generalmente usufruendo degli ancoraggi in loco; discesa abbastanza facile anche se può comportare diverse doppie.

III: la via è lunga anche oltre i 300 metri e richiede l’intera giornata per essere superata includendo avvicinamento e discesa; per raggiungere la parete sono necessarie anche più di due ore di cammino con un approccio che comporta difficoltà tecniche (superamento di nevai, canali ghiacciati, zoccoli franosi o con presenza di acqua); la parete è lontana dal fondo valle o da facili punti di osservazione; l’ambiente è severo e isolato; una ritirata può comportare difficoltà non indifferenti; discesa lunga e talvolta impegnativa con doppie o lungo altro itinerario rispetto a quello di salita e con difficoltà tecniche e di orientamento in caso di scarsa visibilità.

IV: la via diviene molto lunga (500 metri od oltre); l’impegno copre l’intera giornata; l’approccio può comportare una lunga marcia e consentire l’accesso a zone isolate e scarsamente frequentate; l’ambiente è molto severo; bisogna preventivare di affrontare significative difficoltà in caso di ritirata talvolta da non effettuarsi sul medesimo versante di salita; la discesa è impegnativa e lunga.

V: via molto lunga oltre gli 800 metri; richiede talvolta più di un giorno; ambiente molto severo; ritirata problematica; discesa sempre impegnativa e lunga.

VI: big wall che necessità di più giorni in parete con ritirata difficile o molto difficile e discesa altrettanto dura.

VII: presenza di caratteristiche assimilabili al grado VI ma ampliate; si tratta generalmente di impegni riscontrabili in ambito himalayano (Sud del Lothse ad es.) o patagonico (Est del Cerro Torre ad es.).

 

(8)  Difficoltà d’Insieme

 

E’ il parametro classicamente utilizzato per esprimere un giudizio complessivo sulle difficoltà di un itinerario alpinistico. Non costituisce tradizionalmente uno specifico riferimento al fattore rischio o proteggibilità del percorso né all’impegno fisico e psicologico complessivo richiesto dall’ascensione. Vuole essere generalmente un elemento riassuntivo del complesso delle problematiche di ordine motorio (difficoltà della salita in termini personali e dunque soggettivi) relativizzate agli ostacoli offerti dalla parete (difficoltà tecnica e dunque oggettiva) stabilendo un ordine di valutazione di quell’inscindibile relazione uomo-montagna o persona-ambiente la cui sintesi non sempre è di immediata formulazione. Rispetto al giudizio attinente la “Valutazione globale”, dove prevale una componente innegabilmente di carattere oggettivo, l’attribuzione di un giudizio sulla “Difficoltà d’insieme”, vista l’intrinseca e significativa componente soggettiva, risulta inevitabilmente più difficile e non scevra di significative variazioni passando da una interpretazione ad un’altra: leggasi da un ripetitore ad un altro e all’eventuale e conseguente stesura di diverse relazioni; ovviamente questo là dove manchi una relazione ampiamente diffusa e condivisa: cosa frequentemente riscontrabile per gli itinerari del massiccio adamellino! Nello specifico i diversi gradi tradizionalmente utilizzati si avvalgono di lettere come di seguito specificato:

 

F/F+                             =          (facile / facile)

PD/PD+                       =          (peu difficile; poco difficile)

AD-/AD/AD+                =          (assez difficile / abbastanza difficile)

D-/D/D+                       =          (difficile / difficile):

TD-/TD/TD+                =          (très difficile / molto difficile):

ED-/ED/ED+                =          (extremament difficile / estremamente difficile):

EX-/EX/EX+                 =          (extraordinairement difficile / straordinariamente difficile)

 

(9) Roccia

 

La valutazione della qualità della roccia non è sempre una cosa semplice. Per assurdo pare sia il fattore di valutazione più influenzabile da considerazioni di tipo soggettivo! Per il fortissimo e leggendario arrampicatore trentino Giuliano Stenghel la roccia delle sue vie era sempre almeno buona! Un buono che ha fatto rizzare i capelli in testa (e sotto il casco; benedetto casco!) a generazioni di futuri ripetitori dei suoi itinerari! Di converso alcune ripetizioni nel “lontano” Piemonte occidentale di vie aperte dal noto Francesco Michelin e giudicate dal medesimo con roccia a tratti friabile, a dei dolomitisti incalliti è parsa roccia semplicemente di una compattezza straordinaria! Sicuramente l’evoluzione dell’arrampicata ha portato progressivamente a privilegiare arrampicate con roccia di qualità progressivamente superiore; oggi giorno diventa difficile proporre una linea che seppur logica, in ambiente attraente e con approccio e discesa facile abbia la pecca di essere caratterizzata da roccia scadente! Per assurdo risulta più facilmente consigliabile e potenzialmente interessata da future ripetizioni una linea tracciata in ambiente poco o addirittura per nulla ameno (presenza o vicinanza di impianti di risalita ad asempio!) ma la cui roccia è ottima. Si tratta sicuramente di una divergenza di vedute ormai ampiamente assodata rispetto all’alpinismo classico dove il fattore “qualità” veniva in molti casi sottoposto ad altre e sopra citate considerazioni. Nella presente raccolta tale elemento è stato comunque preso in seria considerazione scartando senza dubbio ascensioni con roccia poco edificante; là dove vi siano tracciati che comportano il superamento di tratti delicati, la cosa è stata ampiamente evidenziata. E’ inevitabile comunque che vi siano ascensioni che presentano nel loro complessivo sicuro interesse tratti con erba, lichene o detrito; d’altronde questa vuol essere una raccolta di ascensioni in ambiente anche se non mancano numerose e relazionate “short climb” che si pongono più vicine all’arrampicata sportiva che all’alpinismo. In definitiva: a ciascuno la sua via!

 

Il metro di valutazione adottato si avvale di stelle come di seguito specificato:

 

«                    =          roccia pericolosa e friabile; presenza di detrito anche di grosse dimensioni

««                 =          roccia mediocre a tratti friabile; presenza di detrito di medie dimensioni

«««              =          roccia generalmente da discreta a buona; presenza di detrito fine o medio

««««           =          roccia  da buona ad ottima; poco o scarso detrito o ben localizzato

«««««        =          roccia da ottima ad eccellente; detrito scarso o assente

 

(10) Giudizio

 

Si tratta di una valutazione di massima della bellezza dell’itinerario con riferimenti a particolari pregi o difetti del medesimo. E’ necessariamente una valutazione influenzata da fattori di carattere soggettivo.

 

(11) Soste

 

Vengono enunciate le caratteristiche delle soste in essere o la necessità e possibilità di attrezzarne se non presenti.

 

(12) Materiale

 

In tutte le relazioni è presente la sigla N.E.A. (normale equipaggiamento alpinistico); in tale equipaggiamento si includono: n. 2 corde da 60 metri; 10 rinvii; 4/5 cordini o fettucce; 4/5 moschettoni a ghiera; un set minimo di materiale da integrazione (3/4 friends; 3/4 nuts); martello; 2/3 chiodi; discensore (tipo Gri-gri della Kong); secchiello per l’assicurazione del primo di cordata; si consiglia l’utilizzo di due distinti attrezzi per la discesa e per l’assicurazione del primo non incidendo eccessivamente la perdita di uno dei due sulla sicurezza della cordata. Laddove necessario viene indicata l’opportunità o la necessità di disporre di materiale ulteriore a quello base.

 

(13) Attrezzatura

 

Vengono fornite dettagliate specifiche circa lo stato dell’attrezzatura intermedia in essere da cui derivano le considerazioni sulla necessità o meno di integrazioni statiche o veloci.

 

(14) Esposizione / (15) Periodo

 

Hanno l’obiettivo di identificare a livello di massima il periodo più consono per una eventuale ripetizione.

 

(16) Avvicinamento / (17) Tempo di salita / (18) Tempo di discesa

 

L’obiettivo è di dare una indicazione della tempistica complessiva necessaria per la ripetizione dell’itinerario; si tratta ovviamente di un dato medio suscettibile anche di significative variazioni in relazione a fattori di carattere oggettivo (stato della parete e condizioni meteo) o soggettivo (allenamento, capacità ed esperienza dei componenti della cordata). Si è cercato comunque di fornire tempistiche sempre piuttosto “comode”.

 

(19) Tipo di itinerario

 

Gli itinerari possono essere classificati in tre grandi categorie:

 

(19.1) Classici: si tratta di percorsi dove la chiodatura è costituita esclusivamente o essenzialmente da chiodi di tipo tradizionale; è generalmente indispensabile integrare con sicurezze statiche aggiuntive o veloci. Il percorso si caratterizza quasi sempre per la ricerca dei punti deboli della parete; vengono solitamente ascese strutture quali diedri, fessure, camini e spigoli. Le soste sono a chiodi, da integrare o da attrezzare integralmente; non sono utilizzabili per un rientro o non se ne consiglia l’utilizzo in tal senso se presenti se non in caso di estrema necessità.

 

(19.2) Moderni: la chiodatura è costituita essenzialmente da chiodatura ad espansione (spit o fix) anche se possono essere stati utilizzati talvolta chiodi tradizionali. Le necessità di integrazioni può variare comunque sensibilmente andando dalla non necessarietà, all’indispensabilità; questo ovviamente con riferimento ad una cordata con capacità medie. Comunque vengono sempre fornite delucidazioni in tal senso. Le strutture ascese sono le più diverse con una certa preminenza dell’arrampicata tecnica di placca. Le soste sono da ottime ad eccellenti e tranquillamente utilizzabili per una eventuale ritirata o per la discesa.

 

(19.3) Misti: vi ricorrono contemporaneamente le caratteristiche dei due tipi di percorsi sopra descritti. Si tratta di ascensioni dove la qualità degli ancoraggi intermedi e delle soste è tale da configurare un “Fattore di rischio” generalmente non superiore a R2/S2/F2. Affinché tale livello non sia superato è però indispensabile ricorrere ad integrazioni veloci.

 

(20) Relazione

 

Sono indicati i partecipanti e la data della ripetizione in base alla quale è stata poi redatta la relazione inclusa nella raccolta. In ottemperanza ad un principio cardine dell’opera, che è quella dell’uniformità della valutazione complessiva dell’itinerario scaturente dalla sommatoria delle singole componenti in cui si articola la relazione, gli itinerari descritti sono stati ripetuti dagli autori nell’arco in un periodo di tempo relativamente ristretto; questo dovrebbe garantire un il livello medio-alto di affidabilità dei giudizi o almeno una certa costanza del medesimo.

 

(21) Attacco

 

Vengono fornite informazioni relative all’esatta ubicazione dell’attacco ed ad eventuali variabilità o problematicità caratterizzanti lo stesso (presenza di tratti pericolosi, conoidi o canaloni nevosi) anche in relazione alla stagione dell’ascensione.

 

(22) Nota

 

E’ un dato presente solo in alcune relazioni ed attiene essenzialmente considerazioni sulle particolarità caratterizzanti specifiche lunghezze dell’itinerario o curiosità di carattere storico-alpinistico.

 

(23) Itinerario

 

Descrizione discorsiva di ciascun singola lunghezza dell’itinerario; L1 sta per “Lunghezza n. 1”; a seguire le successive. Vengono indicate oltre le caratteristiche del tiro, le difficoltà, la chiodatura, la necessità eventuale di particolari integrazioni, lo sviluppo, la difficoltà massima (max 6b ad es.).

 

(24) Discesa

 

Indicazioni sulle modalità o le alternative di discesa; per la discesa in doppia D1 sta per “Doppia n. 1”; a seguire le successive.

 

 

3.4.3. Struttura delle relazioni: itinerari di tipo “Short Climb”

 

“Granidoro”

 

Bellezza dell’itinerario:          J J J J J

Attrezzatura:                            J J J J

  

RELAZIONE

 

Primi salitori: Alberto Damioli, Gipi Foti e Ivan Zanini (…)

Sviluppo: 120 m; 3 lunghezze

Difficoltà d’Insieme: TD (max 6a+; 6a+ obbl.)

Roccia: «««««

Giudizio: bellissimo itinerario, ben attrezzato. (…)

Materiale: N.E.A.; 12 rinvii; (…)

Attrezzatura: via attrezzata integralmente a spit da 8 mm; (…)

Attacco: da sotto la grande placca rosa (…)

Itinerario:

L1: Dal pianerottolo salire le due corte ma divertenti placche (…)

L2: (…)

L3: (…)

Discesa: con tre calate lungo la direttiva di salita. (…)

 

Come sopra evidenziato, ricorre lo schema adottato per le vie di tipo “Long Climb” per le specifiche del quale si rimanda, ma con una struttura semplificata.

 

4. Nota conclusiva

 

Tutte le presentazioni di guide o raccolte di itinerari di arrampicata che ci sono capitate in mano da quindici anni a questa parte terminano regolarmente con raccomandazioni attinenti la pericolosità di questa affascinante disciplina sportiva con un ultima classica prosaica aggiunta-scongiuro dell’autore o degli autori che si esimono da qualsiasi responsabilità circa possibili incidenti in cui possano incorrere gli eventuali ripetitori. E’ ovvio che le stesse considerazioni siano da estendersi a questa raccolta. Questo nella presa di coscienza di aver fatto tutto il possibile perché il massiccio dell’Adamello continui ad esser un lembo del magnifico ed irripetibile universo alpino in cui passare giornate serene e indimenticabili godendo della compagnia delle persone che si amano.

 

5. Ringraziamenti

 

Un ringraziamento sincero a tutti coloro che hanno collaborato a questo lavoro e ci si augura continueranno a collaborarvi anche in futuro; in

 primis all'Ing. Francesco S. per il prezioso contributo conoscitivo e consulenziale senza il quale questo lavoro non avrebbe visto luce.

Grazie agli amici per il loro contributo in termini di entusiasmo, impegno e pazienza.

Grazie infine a coloro che apprezzeranno quanto contenuto in queste pagine sapendo che al di là del modesto risultato l'impegno è stato grande e sincero.

 

 

Il sogno, il granito, l'Adamello

1 . PREFAZIONE

 

Vi sono sincere e profonde motivazioni “affettive” che mi legano all’Adamello. Ma è oltremodo evidente che l’affetto non è qualcosa di esercitabile nei confronti di un seppur meraviglioso angolo delle Alpi e delle sue imponenti rocciose glaciali acquee manifestazioni; ma qualcosa indissolubilmente legato alla memoria personale, al coacervo di ricordi, amori, gesti, sguardi di coloro che mi hanno accompagnato nel corso della mia esperienza di vita alpina e non; persone amate, ammirate, talvolta anche se per brevi attimi odiate, comparse o irrinunciabili protagonisti. Ed è inevitabile che per un amante della montagna quella di casa finisca per essere per inamovibili motivazioni spazio-temporali nonché mere economiche ragioni il privilegiato palco su cui la propria esperienza vitale e sportiva viene a dipanarsi in un inestricabile amalgama di passioni, voci, profumi, ciangottii, battiti,  colori, carezze, strette di mano, abbracci. Questo è stato per me, per i miei primi 35 anni l’Adamello, le sue immani pietraie, i sui ghiacciai intrisi di silenzioso mistero, le sue buie avaloniane pecciete. Questo è stato ed indubbiamente continuerà ad essere, finché mi sarà dato percorrerne gli scoscesi sentieri e le intonse sconfinatezze, ascenderne le vaste pareti e le aeree creste.

Questo lavoro non è che un piccolo insignificante ma sentito tributo all’Adamello ed intrinsecamente a tutti coloro tramite e con i quali in tanti anni ho vissuto, goduto e talvolta inevitabilmente sofferto delle sua sovrumana bellezza.

Un contributo labile ed estemporaneo, fugace come l'arrampicante tocco umano, talvolta rabbioso possesso, talvolta mistica carezza; sempre e comunque illusoria conquista ed impossibile appartenenza.

 

A.P.