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Conca del Baitone

In uno degli angoli più scenografici del massiccio

Nella piccola storia alpinistica di ciascuno, generalmente collaterale o parallela alla vita di tutti i giorni e solo per pochi, scelta od obbligazione, esperienza totalizzante, vi sono persone il cui incontro è destinato a lasciare il segno; persone la cui risoluta passione per la montagna, il suo mondo, le sue genti, i suoi usi, ci ha dato la possibilità di fissare per sempre nella memoria attimi altrimenti destinati ad essere abbandonati quali relitti sulle indefinibili spiagge della memoria. Romeo faceva del suo amore per la montagna un credo; un ideale da tradurre in ogni momento della vita impegnativa, permeata di rude semplicità ed aperta sincerità, che l’ambiente d’alta quota impone. Solo la sua caparbietà ad inizio anni ’80 ridette vita al vecchio rifugio “Tonolini” all’epoca affascinante ma semplice capanna non gestita; certo, chi ricorda il rifugio di un tempo può rischiare di cadere vittima di suggestioni; ma la creazione di una moderna capanna con servizio d’alberghetto ha dato l’opportunità a molte più persone di visitare la Conca del Baitone, ammirare i suoi coreografici laghetti, salire le numerose belle sommità che la coronano.

 

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Avevamo cercato di salire il Corno Baitone giusto due settimana prima. Come era ovvio per l’ardimentosa compagnia di allora, ci era parso troppo semplice intraprenderne l’ascensione per la Conca del Baitone. Molto più interessante salire per un versante selvaggio e solitario quale quello che il sottogruppo rivolge a Nord. La scelta cadde sulla Val Rabbia. Detto fatto con il trenino della valle si raggiunge Sonico, si risalgono i 2500 metri di dislivello che separano il paese dalla Bocchetta delle Granate, si fa la cima e si rientra in Val Rabbia per la Val Durello. Non andò proprio così perché giunti a circa 400 metri di dislivello dalla forcella, dopo una pseudo-odissea determinata dallo stato pietoso della rete sentieristica, fummo sorpresi da nebbie e maltempo e costretti a passare la notte sotto un masso tra impressionanti bagliori e scoppi. La mattina dopo con un tempaccio da streghe raggiungemmo l’anfiteatro delle Granate per poi rifare il cammino inverso in una devastante infinita ritirata. Per cui decisi di ritornarci da solo al Baitone visto che il solo nominarlo era comprensibilmente passibile di strali. Solito trenino fino a Sonico poi via bellissimo bosco fuori Rino a Ponte di Faeto, Malga Durello, omonima forcella, lago Baitone e alla fine di una lunghissima giornata il Rifugio Tonolini. Quando ci arrivai era ormai sera; vi trovai un uomo dalle spalle larghe e dal sorriso facile che risciacquava un paio di piatti ad una fontana esterna. Mi disse di essere il rifugista e che quella era la prima estate che si era più o meno improvvisato tale lui che era uomo della bassa. Appresi così che il rifugio di acqua corrente all’interno non ne aveva ma che rispetto a poco prima il miglioramento era stato decisivo. I piatti e le stoviglie, ante installazione della fontana, era necessario lavarli al vicino Lago Rotondo! Si dimostrò persona di una sensibilità rara; volle sapere un sacco di cose sul mio peregrinare per monti. Poco prima di cena andammo ad un pozzo di rilevazione Enel e ne cavammo per mezzo di una corda un enorme salame ed una formaggella. Poi si cucinò e si passò la serata in un’atmosfera veramente d’altri tempi. Il giorno dopo fu una giornata magnifica, con un cielo di un pesante blu quasi nero e raggiungere la sommità del Corno in perfetta solitudine fu una soddisfazione non da poco. Al ritorno Romeo mi coprì di domande; ma mi resi conto che era un atteggiamento di manifesto interessamento che aveva per chiunque girovagasse per quelle montagne indipendentemente dall’impegno dell’ascensione compiuta. Una dimostrazione della sua sensibilità ancor prima del ruolo istituzionale di “custode” di quei luoghi ammalianti. Romeo se ne è andato ormai da anni; ma è indelebile il ricordo di una persona speciale per chiunque abbia frequentato il Rifugio Tonolini in quegli anni.

 

Caratteristiche

 

La bella conca del Baitone offre un terreno superbo per gli amanti del trekking e dell’alpinismo classico di modesta difficoltà. Oltre la cima principale, impareggiabile punto panoramico sulla vetta culminante, l’estetica Cima Plem, i Corni di Premessone ed il Corno delle Granate offrono begli itinerari di cresta lungo le loro non difficili vie normali. Per quanto concerne l’arrampicata, il sottogruppo non ha mai goduto, per ragioni propriamente strutturali, di particolari favori. Pareti di una certa consistenza non ve ne sono e le creste e le strutture più accattivanti, incominciando dagli slanciati Campanili delle Granate, sono costituiti da roccia di cattiva o pessima qualità. In anni recenti sono stati tracciati sulla più bella cima del sottogruppo, la piramidale Cima Plem, un paio di interessanti itinerari che meritano, vista anche la totale assenza di altri itinerari analoghi in zona, una ripetizione. Altra zona interessante è la barriera di scura tonalite generalmente ottima che corre dal Corno del Lago al Corno del Cristallo. Qui sono stati aperti alla fine degli anni duemila diversi itinerari seguendo le tracce di Pericle Sacchi che per primo all’inizio degli anni ’80 percorse queste pareti. Tutti i tracciati esistenti si caratterizzano per una logica severamente alpinisitica nonostante la brevità, peculiarità che ne ha di fatto limitato fortemente la frequentazione viste anche le recenti evoluzioni arrampicatorie soprattutto su itinerari di modesto sviluppo. Una riconsiderazione di questo sito, unico nel suo genere nella conca, potrebbe sicuramente innalzare il livello di interesse arrampicatorio dell’area vista anche la sufficiente comodità di approccio (c. 1 ora dal rifugio).

 

Accesso

 

La Conca del Baitone è raggiungibile in c. due ore di cammino con partenza da località Ponte del Guat sito a 15 km da Sonico in valle Camonica, (90 km da Brescia). Il percorso conduce tramite un caratteristico sentiero militare alla diga dell’artificiale Lago Baitone nei pressi del quale è stato attivato agli inizi degli anni duemila il Rifugio Baitone usufruendo di una grande edificio un tempo utilizzato a supporto della gestione della diga. Dal lago, percorrendone indifferentemente la sponda orografica sinistra o destra, si raggiunge in un’altra ora di cammino il piccolo rifugio “Tonolini” sito su una balza in posizione panoramica a poche centinaia di metri dal Lago Rotondo, uno dei sette che costellano la conca.

 

Punti di appoggio

 

Rifugio “Franco Tonolini” al Baitone raggiungibile da località Ponte del Guat in c. 2.15 ore; circa a metà del percorso di accesso al “Tonolini” è sito il rifugio “Baitone” nei pressi dell’omonimo lago.

 

 

 

Foto in alto: il bellissimo turchese del Lago Gelato Superiore fa da sfondo alla Catena delle Granate con le sue aguzze cime dalle tonalità ferrigne; a destra la grande muraglia della Roccia Baitone, punto panoramico di grande interesse e cima nota per il famoso Canalone Nord o "Canalone Chiaudano" che scende sul versante opposto a quello qui visibile verso la selvaggia Val Gallinera.

 

 

Foto sopra: durante la traversata dei Corni di Premassone con il Corno Baitone fra le nubi. Foto a destra: la regolare piramide del Corno del Cristallo si specchia nelle acque del Lago Gelato Inferiore.

Foto in alto: la targa in ricordo di Romeo Zanini, primo rifugista del "Tonolini" al Baitone. Foto sotto: I Corni di Premassone si specchiano nelle immote acque del Lago Baitone.

Foto sotto: visione autunnale  della Cima Plem, estetica sommità della Conca del Baitone, vista dal Corno Meridionale di Premassone.

Foto sotto: il Corno Baitone, grande piramide posta al vertice della conca a cui da il nome; pur non presentando particolare interesse alpinistico (se non sul suo versante Nord che offre una interessante salita su neve ad inizio stagione ed una scialpinistica di livello OSA+) viene frequentemente salito per il grande interesse panoramico.