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Falesia del "Belvedere"

Sugli scudi d'argento della più incantevole falesia adamellina

 

Introduzione

 

Scrittore, esploratore, scienziato autodidatta, precursore del conservazionismo, Jhon Muir è stato un personaggio chiave di quel movimento che per primo in America, grazie forse alla ritardata “civilizzazione” e alla conseguente integrità di grandi spazi naturali, ha portato al pronunciamento dei principi cardine della moderna ecologia. Le sue opere sono ancora oggi, prime fra tutte “La mia prima estate sulla Sierra” edita in Italia dalla Vivalda di Torino, letture piacevoli e coinvolgenti. Pagine nelle quali la ricerca della simbiosi fra il percorso dell’uomo e quello della natura è costantemente avvertibile traducendosi nella ricerca di un equilibrio forse impossibile, forse necessariamente ed inevitabilmente estemporaneo. Processo sicuramente già impegnativo calato nell’epoca di Muir; ma che si fa estremo impattando con i canoni della vita contemporanea. Il tutto in una ricerca che diviene sempre più difficile, sempre più spasmodica, quasi che le poche ore trascorse nel trascendente rapporto con la roccia ed il suo circostante consentano di rintracciare, sempre per attimi troppo brevi e transitori, sempre nell’alveo di brucianti sensazioni, una riequilibrante ancestrale estasi che dentro di noi avvertiamo pur nell’incapacità di saperla definitivamente concretizzare catturati da mille esigenze, impegni, distrazioni. Arrampicare è la ricerca di un qualcosa che già latente è dentro di noi ma che solo il calarsi in una realtà altra è in grado di donarci.

 

Questa falesia è davvero un piccolo gioiello. E’ difficile riuscire ad immaginare in uno spazio tutto sommato ristretto il riunirsi di tanti fattori tali da configurare uno spaccato di ambiente alpino così perfetto, quasi agiografico. Il breve sentiero che risale un bellissimo bosco di abeti, la vicina cascata la cui voce va e viene portata od ottusa dal vento; una cengia orizzontale alla base di un muro argento con striature nere; un grande larice dal tronco nodoso e ricurvo le cui ariose fronde sfiorano la parete rocciosa; il tutto impreziosito dalla vicina visione del possente Cornone mentre più in basso si apre la verde spianata del Gaver incredibilmente salvatasi nel corso degli anni dalla speculazione edilizia; eppure sembra l’ideale location per un bel villaggio turistico finto alpino con tante casettine, belle affastellate le une alle altre… Mah, sicuramente qualche valorizzatore vi avrà pur fatto qualche pensierino. Per ora, si reputa fortunatamente, la meravigliosa piana dove scorre il torrente Gavero può essere ancora apprezzata nella sua quasi originaria bellezza.

 

Caratteristiche

 

Struttura posta al di sopra della piana del Gaver in posizione semplicemente meravigliosa; in pochi minuti di cammino ci si pone completamente al di fuori del mondo e gli unici rumori divengono il simpatico ciangottare di un vicino torrentello e il penetrante urgere del vento tra le fronde dei larici a sfiorare la parete. Le linee presenti offrono una certa varietà anche se prevale l’arrampicata di placca talvolta estrema; non mancano comunque altre gestualità tipiche dell’arrampicata su granito, dalle lame verticali da affrontarsi con vigorosa arrampicata di opposizione alle fessure. Il settore meglio attrezzato è quello centrale dove vertono anche gli itinerari più difficili; a sinistra la chiodatura è più antiquata (spit da 8 mm generalmente) e disturbata da colate presenti per gran parte dell’anno; a destra, nonostante si faccia più distanziata, la chiodatura permane ottima e le linee molto apprezzabili. Nei settori laterali, in considerazione di quanto sopra argomentato, è consigliato ai meno esperti l’utilizzo del casco.

 

Accesso

 

La spianata del Gaver si raggiunge dal Lago d’Idro transitando per Bagolino e località Val Dorizzo in c. 15 km per comoda strada asfaltata. Numerose le possibilità di ristorazione e pernottamento offerte in loco. Per raggiungere la falesia, una volta giunti all’Hotel Blumon Breck, abbassarsi per piatta strada sterrata fino all’ampio parcheggio nei pressi della caratteristica Locanda Gaver. Da qui si segue la strada ancora per c. 1 km fino alla centrale della Caffaro S.p.A.; lasciare a sinistra un cascinale ed inoltrarsi per pochi minuti nella piana per poi attraversarla nettamente a sx in direzione della montagna fino a delle segnalazioni “Palestra di roccia”; seguire il sentiero all’inizio scosceso e ripido fino ad inoltrarsi nel bosco per poi descrivere in fine un diagonale portandocisi sotto le evidenti placconate della falesia.

 

Relazioni

 

Nome

Lunghezza

Difficoltà

Descrizione

Bellezza

Doppia riga L1

30 m

6c

Interessante via su funghi; chiodatura lunga

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Doppia riga L2

25 m

6a

Simile alla L1 ma più facile

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Doppia riga L3 sx

25 m

5a

Placca non difficile a sx della L2

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Doppia riga L3 dx

25 m

4b

Placca facile a dx della L2

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Crosta

25 m

5a

Placca non difficile; sovente bagnata

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Ulli gulli L1

28 m

5a

Placca simile alla precedente anch’essa spesso bagnata

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Ulli gulli L2

25 m

5c

Interessante seconda lunghezza, meritevole

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Lupin

15 m

6a+

Bellissima sequenza su muro verticale; spesso bagnata

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Woda

15 m

6a

Simile alla precedente; molto divertente

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Spit Lorcio

23 m

6a+

Continuità in placca su funghetti con movimenti delicati

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Bestcia

13 m

6a+

Gioiellino emblematico della struttura; passo finale lungo

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Animala

13 m

6a

Fotocopia della precedente ma senza passo finale

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Zanzara violenta

20 m

6b+

Forse la più bella della struttura nell’ambito del 6b

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Tarantella

20 m

6c

Muro verticale con passi molto delicati

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Draculo

20 m

6c+

Funghi svasi e tanta tanta aderenza

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Paolo 1

18 m

7b

Durissima sequenza su placca liscia e microfunghi (velenosi)

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Paolo 2

25 m

7c+

Allunghi funanboloci ed aderenza spietata

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TNT

18 m

6a+

Divertente muro verticale con funghi “mangerecci”

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Lacrime di cane

22 m

6a

Varia e divertente; la più bella di livello 6a; nome “mitico”!!

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L’orecchia dell’orca

22 m

6b

Muro verticale con sezioni leggermente strapiombanti

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Niaga

22 m

6a+

Bella sequenza di allunghi con uscita tecnica; chiodatura lunga

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Patapum

25 m

6a

Placca con uscita abbattuta; chiodatura come sopra

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Visitors

25 m

5a

Placca adagiata sporca; poco consigliabile

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Gaverina

20 m

4b

A destra della precedente; poco interessante

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